IL PROGETTO

Il progetto Eticologiche diventa Eticologica!

ETICOLOGICA ( saponi naturali ecosostenibili e corsi di autoproduzione, in cambio di materie prime biologiche)

Eticologiche è un progetto nato nel 2012 da Luana e Silvia. Da oggi cambierà qualcosa... Io, Silvia, in questo momento della mia vita ho delle priorità da seguire tra cui la mia famiglia e la mia vena artistica e creativa, per cui ho dovuto fare una scelta e ho deciso di interrompere la mia esperienza con la mia amica Luana in Eticologiche.
Sono stati anni belli ricchi di esperienze e di conoscenze bellissime, che porterò sempre con me. Un grazie a Luana e a tutti voi!! Silvia
P.s. Per chi avrà voglia di seguire la mia creatività riciclosa c'è la pagina de Le Titere



Il progetto Eticologica nasce per diffondere la cultura del riciclo e dell'ecosostenibilità.
Sono Luana e sono una mamma a tempo pieno di una bimba di nome Hera, che mi segue in tutte le attività che porto avanti, tra cui questa.

Creo saponi, come quelli di una volta,  partendo dal recupero dell'olio alimentare esausto e organizzo corsi per imparare ad autoprodurselo. ( Per prenotarne uno, scrivi a eticologica@mail.com)

Sia i corsi che i prodotti li baratto con materie prime biologiche senza derivati animali come: frutta, verdura, semi, legumi, farine ... possibilmente a km 0, cercando di ricavarci la spesa.

( Qui la lista completa!).

Per chi non desidera barattare è possibile acquistare i prodotti in euro +‪#‎SCEC‬, buoni locali di solidarietà al 50%!

Mi sento dentro ad una decrescita felice, il mangiar sano e la tutela dell'ambiente sono due scelte di vita che mi caratterizzano.  
I miei saponi, infatti, sono eticamente naturali.

Creo un tipo di sapone e detersivo naturale che si chiama "NON+ESAUSTO" recuperando l'olio esausto alimentare dai cittadini che altrimenti finirebbe nelle falde acquifere. Molti ancora non sanno che gettare l’olio di frittura nello scarico del lavandino è una tipica operazione che viene fatta dalla maggioranza di persone inconsapevolmente, se per le attività produttive esistono i consorzi obbligatori, non è così per i privati, che conferiscono gli scarti alle aziende di smaltimento se queste fanno la raccolta differenziata; purtroppo sono una piccolissima percentuale.
Infatti se non smaltiti correttamente gli oli esausti finiscono negli scarichi civili e nelle fognature, causando forte inquinamento ambientale e aumento del costo di depurazione delle acque. Si pensi che un litro d’olio esausto non riciclato inquina circa un milione di litri d’acqua, quantità sufficiente per il consumo di acqua di una persona per 14 anni, inoltre se raggiunge uno specchio d’acqua crea una pellicola superficiale permanente che non permette il filtraggio dei raggi solari rendendo impossibile la vita per flora e fauna.

Non riciclo solo l'olio: uso pezzi di stoffa di scarto per confezionare i saponi, il tetrapack come stampini e il cartoncino alimentare colorato per creare i biglietti da visita e le targhette da attaccare ai prodotti con la lista ingredienti.


RACCOLTA DELL'OLIO ESAUSTO: Allo stato attuale la raccolta differenziata degli oli alimentari esausti avviene solo attraverso aziende private o, nel caso di Genova, attraverso le isole ecologiche del gestore AMIU, che però sono in un numero esiguo (4 su 600.000 abitanti) e non è proprio comodo per i cittadini che si devono spostare con l'auto. Anche il servizio “Ecovan”, presente a rotazione nei quartieri non riuscirebbe a dare l'efficacia necessaria ad una raccolta su larga scala. Non siamo nemmeno in grado di tracciare i rifiuti dal momento che il sistema SISTRI[1], ad oggi, è stato solo un enorme spreco di denaro pubblico.



L'obiettivo di ETICOLOGICA è quello di rendere sistemica e semplice la raccolta dell'olio a livello condominiale coinvolgendo le attività produttive dei quartieri dei centri urbani che già devono dotarsi di contenitori adatti all'uso. Organizzare dei “punti di raccolta” all’interno dei locali che aderiranno al progetto, premiando i cittadini virtuosi con prodotti (saponi, detersivi) e SCEC[3].

Pensiamo che il Comune di GENOVA, aderendo e sostenendo il progetto, innescherebbe un circuito virtuoso dove il cittadino sarebbe responsabilizzato a fare spontaneamente la raccolta dell'olio alimentare esausto. Se per ogni litro d'olio raccolto viene consegnato 1 SCEC chi acquista nelle attività del quartiere ottiene uno sconto sul prezzo di vendita dei prodotti, mentre chi ha un'attività e si impegna a fare la raccolta otterrà dal Comune di poter pagare parte dei servizi in SCEC, magari in una percentuale più alta rispetto a chi non raccoglie l'olio esausto. Si verrà a creare un sistema di micro logistica urbana spontanea dove il Comune insieme al gestore AMIU dovrà solo fornire i contenitori per la raccolta. In termini di costi esterni ci sarebbe una notevole riduzione delle spese derivanti dalla depurazione delle acque di scolo e fognarie.
Riduzione delle spese per tutti i cittadini e per il comune!

Si potrebbe avere oltre: "All'acqua del Sindaco" anche: "Il detersivo del Sindaco" recuperato dagli scarti degli stessi cittadini.

Il comune stesso potrebbe donare in comodato d'uso gratuito degli spazi già esistenti che non vengono utilizzati per la realizzazione di un laboratorio e un magazzino per la creazione di saponi per tutta la cittadinanza a prezzi sostenibili.

Si potrebbe pensare ad un indotto logistico grazie a esempi come FAI MENO Strada[4], organizzando la raccolta dei liquidi esausti per essere inviati ai depositi di stoccaggio e recupero attraverso una mobilità sostenibile. 
Noi sappiamo che ogni giorno nei centri urbani entrano delle merci ed escono prodotti lavorati e rifiuti, il rapporto è mediamente 6 a 1 (ogni 6 spedizioni in ingresso ne abbiamo una in uscita più il ciclo rifiuti). La reverse logistics (o logistica di ritorno) si occupa appunto del recupero dei materiali in uscita dai centri urbani per inviarli all'utilizzo come materie prime seconde o alla dismissione attraverso le tecnologie note.
Continuate a seguirmi, vi aggiornerà sulle novità, anche su Facebook !


[2] In Italia ogni anno vengono immessi al consumo circa 1.400.000 tonnellate di oli alimentari di cui circa il 20% (280.000 ton) diventa esausto, circa 4 kg. a testa, che ogni anno “restituiamo” all’ambiente, in gran parte sotto forma di residuo di fritture e quindi “ricco” di sostanze inquinanti. Diversi studi sono stati fatti sulle reazioni che si producono portando l’olio ad alte temperature e sulle più o meno sostanze tossiche che si producono durante la frittura dei cibi. L’olio vegetale, infatti, portato alle alte temperature necessarie alla frittura, modifica la sua struttura tanto che dopo un certo numero di riscaldamenti, lo si deve considerare deteriorato e in più ha assorbito le sostanze inquinanti derivanti dalla carbonizzazione dei residui alimentari. Le trasformazioni su descritte hanno anche effetti percettibili come difetti nell’odore e nel sapore, imbrunimento del colore, aumento della viscosità, formazione di schiuma, ecc. direttamente in rapporto con lo stato di degradazione dell’olio stesso. Ne deriva una sostanza che ha praticamente perso tutto della originale genuinità e purezza, e che è diventata un grave pericolo se dispersa nell’ambiente.